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Cronaca 4 min di lettura 135
15 Ago 2026 · 06:30
IN AGGIORNAMENTO

Sangineto, Perrotta morì per un vasto trauma cranico: Domenico Orsino resta in carcere, libero il fratello Umberto

La decisione del gip dopo l’udienza di convalida. Per il 22enne l’accusa cambia in omicidio preterintenzionale. Il fratello 24enne torna invece in libertà

Sangineto, Perrotta morì per un vasto trauma cranico: Domenico Orsino resta in carcere, libero il fratello Umberto

SANGINETO – È arrivata la prima importante risposta giudiziaria sull’inchiesta per la morte di Antonio Perrotta, il 34enne di Fuscaldo deceduto dopo il violento pestaggio avvenuto nella notte tra l’8 e il 9 agosto all’esterno di una discoteca di Sangineto.

Il gip del Tribunale di Paola ha disposto la permanenza in carcere per Domenico Orsino, 22 anni, mentre ha rimesso in libertà il fratello Umberto, 24 anni. Una decisione che modifica sensibilmente il quadro dell’indagine rispetto al provvedimento iniziale della Procura.

Per Domenico Orsino, infatti, l’ipotesi accusatoria è stata riqualificata da omicidio volontario in concorso aggravato dai futili motivi a omicidio preterintenzionale. Il gip non ha invece ritenuto sussistenti i presupposti per applicare una misura cautelare in carcere nei confronti di Umberto.

La versione fornita dal fratello

Nel corso dell’udienza di convalida, Umberto Orsino ha fornito la propria versione della notte della tragedia.

Secondo quanto riferito agli investigatori, sarebbe stato Domenico a colpire Perrotta con un pugno al volto, provocandone la caduta. I due fratelli si sarebbero quindi allontanati.

Una ricostruzione che il giudice avrebbe ritenuto, allo stato degli atti, compatibile con gli elementi raccolti nell’indagine. Saranno comunque gli ulteriori accertamenti a stabilire definitivamente la dinamica dell’aggressione e le responsabilità individuali.

Domenico, invece, avrebbe scelto di non rispondere alle domande.

La decisione del gip non rappresenta naturalmente una sentenza definitiva. Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e ogni responsabilità dovrà essere accertata nelle successive fasi giudiziarie, nel rispetto della presunzione di innocenza.

L’autopsia: un vasto trauma cranico

A fornire un elemento scientifico importante alla ricostruzione è arrivato anche l’esito preliminare dell’autopsia eseguita sul corpo di Antonio Perrotta.

L’esame ha evidenziato un vasto trauma cranico. Restano invece da attendere gli esiti degli ulteriori esami, compresi quelli istologici, che dovranno consentire di valutare nel dettaglio l’entità delle lesioni e la loro correlazione con il decesso.

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È un passaggio fondamentale per l’inchiesta.

La medicina legale dovrà infatti fornire alla Procura elementi utili per comprendere come si siano prodotte le lesioni e quale sia stata la loro incidenza sulla morte del 34enne.

La notte della tragedia

Perrotta era stato coinvolto in una discussione all’esterno della discoteca “Il Castello”.

Secondo quanto emerso nelle indagini, la lite sarebbe iniziata all’interno del locale e sarebbe poi proseguita all’esterno. Le prime ricostruzioni hanno collegato la discussione a una questione relativa all’ingresso nella discoteca e al mancato possesso del biglietto.

Sarà però necessario ricostruire con precisione ogni passaggio.

Gli investigatori hanno acquisito le immagini della videosorveglianza e raccolto diverse testimonianze. Sono stati inoltre sequestrati indumenti sui quali sarebbero state individuate tracce di sangue.

Tutti questi elementi dovranno ora essere confrontati con gli esiti medico-legali.

Un’indagine ancora aperta

La decisione del gip segna dunque un passaggio importante, ma non chiude l’inchiesta.

Da una parte c’è la morte di Antonio Perrotta, un uomo di 34 anni, padre di quattro figli, la cui vita è stata spezzata dopo quella notte di violenza.

Dall’altra c’è un’indagine che dovrà stabilire esattamente cosa sia accaduto, quale sia stata la sequenza dei colpi e delle azioni e quale ruolo abbia avuto ciascuna delle persone coinvolte.

La posizione di Umberto Orsino, tornato libero, resta comunque oggetto degli accertamenti dell’autorità giudiziaria. Per Domenico, invece, la permanenza in carcere e la nuova qualificazione giuridica dell’accusa rappresentano il primo concreto sviluppo della vicenda giudiziaria.

L’autopsia ha aggiunto un dato: un vasto trauma cranico.

Il giudice ne ha aggiunto un altro: un fratello resta in carcere, l’altro torna libero.

Ora toccherà agli investigatori ricomporre ogni tassello.

Perché, dietro le formule del diritto e gli atti dell’inchiesta, resta la domanda più dolorosa: come sia stato possibile che una lite nata durante una serata d’estate si sia trasformata nella morte di un uomo e nella distruzione di una famiglia.

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