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Cronaca 3 min di lettura 24.3k
11 Ago 2026 · 06:30
Cronaca giudiziaria

Antonio Perrotta, una notte di violenza spezza la vita di un ragazzo di 32 anni

Il giovane di Fuscaldo è morto dopo il brutale pestaggio a Sangineto. La Procura di Paola indaga per omicidio. Acquisite le immagini delle telecamere

Antonio Perrotta, una notte di violenza spezza la vita di un ragazzo di 32 anni

Ci sono notti che dovrebbero appartenere soltanto all’estate, alla musica, agli incontri, alla spensieratezza di una serata trascorsa fuori casa. E poi ci sono notti che improvvisamente si trasformano in tragedie, lasciando dietro di sé una domanda che continua a rimbalzare senza trovare risposta: perché?

Antonio Perrotta aveva 32 anni. Era di Fuscaldo e lavorava come addetto alla sicurezza. Nella notte tra sabato 8 e domenica 9 agosto si trovava a Sangineto, nei pressi della discoteca “Il Castello”, quando è stato brutalmente aggredito.

Le sue condizioni sono apparse subito gravissime. Soccorso da un amico, il giovane è stato trasportato inizialmente all’ospedale di Cetraro. La gravità delle lesioni ha reso necessario il trasferimento all’Annunziata di Cosenza, dove è stato ricoverato in Rianimazione. Dopo alcune ore di agonia, Antonio è morto.

La Procura della Repubblica di Paola, coordinata dal procuratore Domenico Fiordalisi, ha aperto un’inchiesta per omicidio. Le indagini sono condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Cosenza, dal Commissariato di Diamante e dalla Compagnia dei Carabinieri di Scalea. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire ogni passaggio della vicenda e di individuare le persone coinvolte.

Sono state inoltre acquisite le immagini degli impianti di videosorveglianza. Saranno proprio quei fotogrammi, insieme alle testimonianze e agli altri elementi raccolti dagli investigatori, a poter contribuire a ricostruire la dinamica dell’aggressione e ciò che è accaduto prima e dopo il pestaggio.

Al momento restano diversi interrogativi. Non è ancora definitivamente chiarito se l’aggressione sia avvenuta all’interno o all’esterno del locale e quale sia stato l’innesco della violenza. Gli inquirenti stanno verificando anche se l’episodio possa essere collegato all’attività svolta da Perrotta come addetto alla sicurezza.

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La morte di Antonio lascia una famiglia e una comunità sconvolte. Il giovane lascia quattro figli, secondo quanto riportato da LaC News24. Una circostanza che rende ancora più drammatica la dimensione umana di una vicenda nella quale, dietro la parola “omicidio”, esiste una famiglia che da una notte all’altra si è trovata privata di una presenza, di un padre, di un figlio.

E ancora una volta torna una domanda che la cronaca calabrese ha già dovuto porsi troppe volte: come è possibile che una serata di agosto, nata per essere un momento di svago, finisca con un ragazzo di 32 anni morto?

Non esiste una risposta semplice. La violenza esplode spesso in pochi istanti, alimentata dall’alcol, dalla rabbia, dall’incapacità di fermarsi prima che una lite diventi aggressione. Ma proprio questa imprevedibilità rende ancora più necessario interrogarsi sulla cultura della violenza e sulla capacità della società di prevenirla.

Una vita non può essere cancellata in pochi minuti di rabbia.

Antonio aveva 32 anni. Aveva un lavoro, una famiglia, quattro figli e davanti a sé una vita ancora intera.

Ora la magistratura dovrà accertare cosa sia realmente accaduto quella notte a Sangineto, individuare eventuali responsabilità e ricostruire ogni dettaglio della vicenda.

La cronaca dovrà fare il proprio mestiere: raccontare i fatti senza anticipare sentenze e senza trasformare le ipotesi investigative in verità definitive.

Ma c’è un’altra cosa che resta, oltre le indagini.

Il volto di un ragazzo che non c’è più.

E il silenzio di quattro figli che, da oggi, dovranno imparare a pronunciare al passato il nome del proprio padre.

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