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Cronaca 4 min di lettura 6.6k
12 Ago 2026 · 06:30
IN AGGIORNAMENTO

Emergenza-urgenza, la Calabria e quei minuti che possono decidere una vita

I tempi medi di intervento del 118 tornano al centro del dibattito. Una riflessione sulla rete dell'emergenza sanitaria regionale tra carenze, distanze e necessità di riorganizzazione

Emergenza-urgenza, la Calabria e quei minuti che possono decidere una vita

C’è un momento nel quale la sanità smette di essere una questione di numeri, bilanci e programmazione e diventa una corsa contro il tempo. È quello dell’emergenza.

In quei minuti non esistono liste d’attesa, statistiche o burocrazia. Esiste soltanto una persona che ha bisogno di essere raggiunta e soccorsa nel minor tempo possibile.

È anche per questo che il tema dei tempi di intervento del 118 in Calabria torna con forza nel dibattito regionale, dopo le recenti tragedie che hanno riportato l’attenzione sulle difficoltà della rete dell’emergenza-urgenza.

Secondo i dati riportati da LaC News24, i tempi medi di intervento del 118 in Calabria si attesterebbero intorno ai 24 minuti. Un dato che, letto da solo, non può naturalmente spiegare ogni singolo episodio e non consente di stabilire automaticamente un rapporto di causa-effetto tra il tempo di arrivo di un’ambulanza e l’esito di un’emergenza.

Ma è un dato che obbliga a interrogarsi.

Quando la distanza diventa un fattore sanitario

La Calabria è una regione geograficamente complessa. È attraversata da aree montane, piccoli centri, territori periferici e comunità distanti dai principali presidi ospedalieri.

La rete dell’emergenza deve dunque fare i conti con una caratteristica che in altre realtà territoriali può essere meno accentuata: la distanza.

Un’ambulanza che deve raggiungere un piccolo centro dell’entroterra può impiegare inevitabilmente più tempo rispetto a un mezzo che opera all’interno di un grande centro urbano.

Proprio per questo la programmazione del 118 non può essere uniforme.

La distribuzione delle postazioni, il numero delle ambulanze disponibili, la presenza di personale sanitario, il coordinamento con le centrali operative e la possibilità di utilizzare tempestivamente l’elisoccorso diventano elementi decisivi.

Il tempo dell’emergenza

In molte patologie tempo-dipendenti, ogni minuto può assumere un valore enorme.

Infarto, ictus, arresto cardiaco, trauma grave: sono condizioni nelle quali la rapidità del soccorso e la qualità dell’intervento possono incidere profondamente sulle possibilità di sopravvivenza e sugli esiti successivi.

Ma la velocità, da sola, non basta.

Un sistema efficace deve essere capace di assicurare una catena dell’emergenza nella quale ogni anello funzioni: chiamata al 118, valutazione della gravità, invio del mezzo più appropriato, intervento sul posto, eventuale stabilizzazione, trasporto e accesso al presidio ospedaliero adeguato.

Se anche uno soltanto di questi passaggi presenta una criticità, l’intero percorso rischia di rallentare.

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Il problema non riguarda soltanto le ambulanze

Discutere di 118 significa quindi parlare dell’intero sistema sanitario.

Significa interrogarsi sulla medicina territoriale, sui pronto soccorso, sui reparti specialistici, sulla disponibilità di posti letto e sulla capacità degli ospedali di ricevere rapidamente i pazienti trasportati dai mezzi di emergenza.

Una rete dell’urgenza realmente efficiente deve essere pensata come un sistema unico.

Ecco perché il dibattito sui tempi di intervento non può trasformarsi nella ricerca di un singolo responsabile.

Servono dati, analisi territoriali e una programmazione capace di individuare le aree nelle quali i tempi sono maggiori e comprendere perché.

La lezione delle tragedie

Ogni volta che una persona muore in circostanze nelle quali viene messo in discussione il funzionamento dei soccorsi, il rischio è quello di fermarsi all’emozione.

È comprensibile. Una tragedia scuote, indigna, produce domande.

Ma proprio le domande devono diventare strumenti di verifica.

Bisogna capire cosa abbia funzionato e cosa eventualmente no, senza anticipare conclusioni che spettano agli organi competenti.

La morte di Andrea Minasi, così come altri episodi che hanno interessato il territorio calabrese, ha riportato il tema dell’emergenza sanitaria al centro dell’attenzione pubblica.

La risposta più seria non può essere soltanto emotiva.

Deve essere organizzativa.

Una regione che non può permettersi di arrivare tardi

La Calabria ha bisogno di una rete dell’emergenza capace di tenere conto della propria conformazione geografica e demografica.

Servono postazioni distribuite razionalmente, personale adeguato, mezzi efficienti, una rete di elisoccorso integrata e collegamenti rapidi con gli ospedali dotati delle specialità necessarie.

E serve soprattutto una cosa: misurare continuamente ciò che accade.

Sapere quanto tempo impiega un’ambulanza a raggiungere un paziente non dovrebbe essere soltanto una statistica. Dovrebbe diventare uno degli indicatori attraverso i quali valutare la qualità del sistema.

Perché dietro ogni minuto ci può essere una persona.

E dietro ogni persona c’è una vita.

La sanità calabrese ha davanti molte sfide. Quella dell’emergenza-urgenza è forse una delle più delicate, perché riguarda proprio la possibilità di intervenire quando non c’è tempo da perdere.

In ospedale, spesso, si può aspettare.

Quando qualcuno sta morendo, no.

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