Calabria, crescita al rallentatore e inflazione che corre: il doppio affanno dell’economia regionale
Le stime territoriali fotografano una regione ancora fragile. Reggio Calabria tra i territori più penalizzati: il costo della vita cresce mentre l’economia fatica a ripartire
C’è una Calabria che prova a cambiare volto, che investe, che punta sul turismo, sulle infrastrutture e sulla capacità di attrarre nuove opportunità. E poi c’è quella raccontata dai numeri, dove la crescita procede ancora con passo esitante e il costo della vita continua a gravare sulle famiglie.
È il paradosso che emerge dalle più recenti elaborazioni economiche relative alla regione: una crescita debole accompagnata da una pressione inflazionistica che, in alcune aree, risulta particolarmente significativa.
Il quadro è quello di un’economia che non è ferma, ma che continua a muoversi troppo lentamente rispetto alle proprie necessità.
E in una regione che parte da condizioni strutturalmente più fragili rispetto ad altre aree del Paese, crescere poco significa rischiare di ampliare ulteriormente la distanza.
Il caso di Reggio Calabria
Particolarmente significativo è il quadro relativo a Reggio Calabria, indicata dalle elaborazioni territoriali come una delle realtà maggiormente esposte al doppio problema della bassa crescita e dell’aumento dei prezzi.
Il dato sull’inflazione assume un significato preciso quando viene osservato dalla prospettiva delle famiglie.
L’aumento dei prezzi non pesa soltanto sulle statistiche. Entra nei bilanci domestici, modifica le abitudini di consumo, riduce la capacità di risparmio e rende più difficile affrontare spese impreviste.
Per chi dispone di redditi bassi o precari, ogni aumento diventa immediatamente più pesante.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più delicati della situazione economica calabrese: la dinamica dei prezzi si incontra con una capacità reddituale che resta contenuta.
Il problema della crescita
La Calabria continua a confrontarsi con una questione che precede l’attuale fase economica: la difficoltà di creare una crescita strutturale, stabile e capace di produrre occupazione qualificata.
Turismo, agricoltura, servizi, industria e nuove tecnologie rappresentano settori nei quali esistono potenzialità importanti.
Il problema è trasformare le potenzialità in sistema.
Una regione può possedere paesaggi straordinari, prodotti di eccellenza, patrimonio culturale e risorse naturali. Ma senza infrastrutture adeguate, collegamenti efficienti, servizi e investimenti privati, queste ricchezze rischiano di rimanere soltanto possibilità.
La crescita economica richiede infatti una condizione essenziale: continuità.
Un investimento isolato può produrre un beneficio temporaneo. Una strategia di sviluppo protratta nel tempo può invece cambiare la struttura economica di un territorio.
Il peso delle famiglie
Il dato sull’inflazione assume particolare rilevanza proprio perché arriva in una fase nella quale molte famiglie hanno già dovuto modificare i propri comportamenti.
Fare la spesa, pagare l’affitto o il mutuo, sostenere le bollette, affrontare i costi dei trasporti: ogni voce concorre alla costruzione del bilancio familiare.
E quando i prezzi aumentano più rapidamente dei redditi, il risultato è inevitabile: si perde potere d’acquisto.
Il problema diventa ancora più evidente nei territori nei quali gli stipendi medi sono più bassi e il mercato del lavoro presenta una maggiore precarietà.
La questione economica, dunque, diventa anche sociale.
Il turismo può bastare?
La Calabria si prepara ad affrontare anche il tradizionale picco della stagione turistica.
Il turismo rappresenta una risorsa fondamentale e in alcune aree ha già prodotto risultati importanti.
Ma affidare esclusivamente al turismo le prospettive di sviluppo regionale sarebbe riduttivo.
Una vera politica economica deve riuscire a mettere insieme più componenti: turismo, manifattura, agricoltura di qualità, logistica, innovazione, servizi e formazione.
Soprattutto, deve riuscire a trattenere i giovani.
Perché una regione nella quale i giovani sono costretti a partire per trovare lavoro perde contemporaneamente forza produttiva, competenze e futuro demografico.
La sfida è trasformare le risorse in sviluppo
La Calabria dispone oggi di risorse finanziarie e strumenti di programmazione che possono rappresentare un’occasione importante.
La sfida sarà però capire come verranno utilizzati.
Non basta spendere. Bisogna spendere bene.
Ogni investimento dovrebbe produrre un effetto misurabile: nuovi posti di lavoro, imprese più competitive, servizi migliori, infrastrutture più efficienti.
La vera crescita non è quella che appare soltanto nei comunicati.
È quella che entra nelle case.
È quella che consente a un giovane di trovare un lavoro senza dover attraversare lo Stretto o trasferirsi al Nord.
È quella che permette a una famiglia di arrivare alla fine del mese senza dover scegliere quale spesa rimandare.
È quella che trasforma una regione dalle grandi potenzialità in una regione capace di esprimerle.
Il tempo delle scelte
La fotografia economica della Calabria dovrebbe dunque essere letta come un invito alla concretezza.
La crescita debole non è una condanna. L’inflazione non è un destino.
Sono indicatori che raccontano problemi e, proprio per questo, possono orientare le decisioni.
La Calabria ha davanti una stagione nella quale sarà necessario decidere dove concentrare gli investimenti, quali settori sostenere e soprattutto quale modello di sviluppo perseguire.
Perché il vero obiettivo non può essere semplicemente crescere.
Deve essere crescere abbastanza da permettere a chi nasce in Calabria di poter scegliere di restare.









