Quando un film orribile fa il giro e diventa un capolavoro
The Room non è solo una storia mal scritta, mal diretta e mal interpretata. È un'esperienza cinematografica che ognuno dovrebbe fare.
Immagine generata con AI
Oh, Hi Mark! Tommy Wiseau
Pretese
Uscito in America nel giugno del 2003, l’opera più importante del regista Tommy Wiseau – che interpreta anche il protagonista della storia, Johnny – è il racconto di un uomo buono, altruista, così tanto di buon cuore da meritare che si fondi una religione a suo nome.
E come ogni martire che si rispetti, i suoi drammi familiari lo porteranno a una conclusione non solo inaspettata, ma totalmente priva di senso.
Non che il resto della sceneggiatura ne abbia uno, sia chiaro.
La sua relazione con Lisa, interpretata da Juliette Danielle, subisce un improvviso mutamento. Si passa da un rapporto appassionato, con scene di nudo che… per carità, a un tradimento ingiustificato che funge da motore agli eventi successivi.
Impegno
Tra l’uso immotivato del green screen per ricreare lo stesso identico sfondo oltre il tetto di un edificio, l’iconica battuta “Oh, Hi Mark”, un cast al livello di una telenovela scritta da una scimmia, The Room ci regala alcuni dei momenti più tragici per intenzione, ma comici per risultato, dell’intera storia del cinema.
Non stiamo parlando della Asylum, la quale produce volutamente film trash come l’immortale Sharknado, dove un tornado “sputa” squali sulla città come fossero freccette o api. Nel caso specifico, però, c’è stato impegno, volontà, desiderio di realizzare qualcosa di davvero importante.
E si vede. È questo il problema.
Perché lo stesso regista è anche sceneggiatore, attore protagonista, produttore.
Ha creato la Wiseau-Films, ha organizzato una premiere da vero film hollywoodiano. E il tutto gli si è ritorto contro, immancabilmente.
Fallimento e ferro di cavallo
Qualcuno potrebbe pensare che, a causa di questo plateale fallimento, Tommy Wiseau sia finito nel dimenticatoio. Eppure, il suo destino si è dimostrato essere differente. The Room è uno degli appuntamenti fissi delle proiezioni cinematografiche notturne al Nuart Theatre di Los Angeles e, nel 2017, James Franco dirige e interpreta The Disaster Artist, una sorta di backstage dell’opera. Parla del sogno che c’è stato dietro alla sua realizzazione, di come Tommy Wiseau e Greg Sestero – suo migliore amico e modello – volessero raggiungere Hollywood per diventare due grandi del cinema. Greg, a sua volta interprete di Mark, è anche autore dell’omonimo libro dal quale è stata tratta la trasposizione di James Franco.
Tuttavia, qui non si vuole demonizzare né il risultato in sé, né chi ha contribuito a realizzarlo. Anzi: questo è un concreto invito a guardare qualcosa di diverso e andare oltre il giudizio ineluttabile che accompagnerà la visione di ogni singola scena . Come il momento della confessione di una malattia, da parte di uno dei personaggi, espressa come se si stesse parlando della propria sconfitta a un torneo di briscola.
È tutto talmente assurdo da fare il giro e diventare un capolavoro.
Come fosse un ferro di cavallo.
Conclusione
Non è mai stato doppiato in italiano ma datevi e dategli una possibilità.
Alcune storie non meritano di essere raccontate, ma se qualcuno si prende la briga di narrarle, perché privarsene? Godetevi i suoi 99 minuti di gloria.
Mettetevi comodi. Prendete qualcosa da bere e da sgranocchiare e immergetevi in un film che è un capolavoro… per i motivi sbagliati.
Non ve ne pentirete.








