Sanità calabrese, la Uil impugna il Piano di rientro: «Basta partire dai conti, servono i bisogni dei cittadini»
Dopo diciassette anni di commissariamento e Piani di rientro, la Uil Calabria annuncia l’impugnazione del nuovo provvedimento e chiede un cambio di prospettiva. Al centro della contestazione i vincoli finanziari e una programmazione che, secondo il sindacato, non terrebbe sufficientemente conto della struttura demografica della regione.
La sanità calabrese torna a essere terreno di scontro politico e sindacale. La Uil Calabria ha annunciato l’impugnazione del Piano di rientro, contestando una concezione del risanamento che, secondo il sindacato, rischierebbe di subordinare la programmazione sanitaria alla sola sostenibilità finanziaria.
La critica investe un problema antico: quello di una regione che da quasi due decenni convive con strumenti straordinari di controllo della spesa. Diciassette anni di Piani di rientro e gestione commissariale hanno prodotto una lunga stagione nella quale equilibrio dei bilanci e qualità dei servizi sono rimasti spesso in tensione fra loro.
La Uil chiede invece di rovesciare la prospettiva: partire dalla domanda sanitaria reale e dalla particolare configurazione demografica calabrese, caratterizzata dall’invecchiamento della popolazione e dalla progressiva rarefazione dei servizi in numerose aree interne.
La discussione non riguarda soltanto la quantità delle risorse disponibili. Riguarda il modello stesso di sanità che la Calabria intende costruire: una sanità concentrata nei grandi ospedali oppure una rete capillare capace di intercettare il bisogno prima che questo si trasformi in emergenza.
È una partita destinata ad accompagnare l’autunno politico regionale. E, probabilmente, a diventare uno dei terreni sui quali si misurerà più concretamente la distanza tra i numeri dei bilanci e la percezione quotidiana dei cittadini.









