Ancora la piaga del lavoro nero: Full Time da 180€/settimana
Paghe da fame e aumenti miseri. Il racconto di un ragazzo, dipendente di una ditta napoletana a gestione familiare che, come al solito, promette il contratto dopo una settimana di prova senza stipularlo mai.
Immagine generata con AI
Una volta mi hanno pagato con pezzi da 5€ L'intervistato
Il Lavoro
«Faccio le pulizie dalle 6 del mattino fino alle 14, senza protezioni, sei giorni su sette e anche quando ci sono 30°C. Mi danno 200€ alla settimana, ma prima me ne davano 180». Un aumento di soli 20€. Quello che una nonna dà al nipote quando la va a trovare. Ma possiamo chiamarla tranquillamente elemosina. Così inizia il racconto di un ragazzo di 27 anni di Napoli, che lavora per una ditta a gestione familiare. «Un insulto» lo definisce, soprattutto per via del caldo.
Pulisce le scale e i vari interni dei palazzi, ma anche le aree esterne quando ricoperte di foglie e altri residui di alberi.
Il lavoro si svolge nei quartireri partenopei, come quello dei Colli Aminei.
«Un conto è prendere 800€ ammazzandosi di lavoro» ci dice, mentre un altro è «guadagnarli stando seduti in una guardiola con l’aria fresca» viste le temperature estive. Ha anche esperienza come portiere notturno. Per ogni ora lavorata, guadagna poco più di 4€.
Turni massacranti
«Domani dovrò pulire vari palazzi e fare dai 20 ai 28 piani da solo per un totale di circa 65 piani. Questa storia va avanti da un mese e mezzo». Senza dimenticare anche le rampe di scale, che saranno ben cinque «con relativi esterni, poi è probabile che me ne appioppino altri 18 in qualche maniera. Da solo si devono fare corrimano e davanzali, spazzaggio e lavaggio», scrive. E aggiunge che, spesso, scaricano su di lui delle mansioni extra, come la pulizia delle ringhiere. La routine settimanale si articola su turni di sei giorni, otto ore ciascuno.
Quarantotto ore, praticamente un full time più straordinari per 720€ a fine mese, ora diventati 800€ con l’«aumento». In nero, naturalmente.
Contratto
«Uno dei proprietari mi ha detto che mi avrebbe fatto il contratto dopo la prima settimana di prova, ma ciò non è avvenuto. Lavoro per loro da marzo e una volta mi hanno pagato con pezzi da 5€». Nel periodo di giugno, le «chiacchiere sul contratto» sono ricominciate dopo due mesi di silenzio, assicurandogli che più cose avesse fatto «più lo stipendio si sarebbe alzato». Lui non si lamenta apertamente, perché teme che i soldi glieli neghino. Il suo obiettivo è quello di crearsi una piccola base economica per i suoi progetti.
Salario minimo
L’Italia soffre di svariati problemi strutturali sul fronte del lavoro. L’assenza del salario minimo grava sulla popolazione lavoratrice, di fatto permettendo ai datori di sfruttare i propri dipendenti: oggi alcuni contratti partono da 5€/ora, regolamentati dal CCNL. A questo va aggiunta l’ economia sommersa che, secondo le stime ISTAT, nel 2026 riguarda tra i 2,6 e i 3,1 milioni di lavoratori non dichiarati. L’ evasione totale ammonta a 77,1 miliardi di euro all’anno, considerando il fatturato totale lordo.
Il Sud (con la Calabria in testa) ha un buco complessivo da 27,5 miliardi di euro evasi ogni anno, ossia il 35,7% del totale. Senza una seria lotta all’evasione fiscale e al caporalato, nessun salario minimo sarà mai sufficiente. Serve un cambio di mentalità, altrimenti l’Italia sarà destinata al fallimento e a una fuga incontrollata dei suoi giovani.







